Cristian Lecca nel suo studio, con la scritta: La stanchezza che il sonno non risolve.

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Stanco anche quando ti fermi? Forse il problema non è quanto fai

· 4 min di lettura

C'è una stanchezza che non si comporta come le altre. Dormi, stacchi, ti fermi, e lei resta. Anzi, quando ti fermi arriva anche il senso di colpa.

Di solito la spieghiamo con i numeri: troppe ore, troppi impegni, troppe cose. A volte è proprio così. Ma nell'ultimo episodio di Ipnosi Applicata ho provato a guardarla da un'altra parte: non solo da quanto fai, ma da cosa significa, per te, farlo.

Quando un progetto smette di essere un progetto

Succede in modo quasi impercettibile. Un progetto diventa un esame. Una riunione diventa un giudizio. Un errore diventa una sentenza. E riposare diventa una colpa.

Se ti riconosci, la fatica non nasce solo dal lavoro, ma da quello che il lavoro è arrivato a rappresentare: dimostrare di meritare il proprio posto, di essere capace, di essere abbastanza.

Per questo, invece di chiederti "cosa c'è che non va in me?", può essere più utile chiederti quale regola invisibile mi sta facendo vivere così.

Scrivania con lampada accesa di notte e la scritta: Non sei stanco solo perché fai troppo.

Una distinzione che cambia il modo di guardarsi

Quando si parla di perfezionismo si tende a mettere tutto nello stesso sacco: chi ha standard alti, chi ha paura di sbagliare, chi non è mai soddisfatto. Una meta-analisi del 2016 di Andrew Hill e Thomas Curran, che ha raccolto 43 studi e quasi 10.000 partecipanti, ha provato a separare due cose:

  • il desiderio di fare bene, cioè cura, voglia di migliorare, standard alti;
  • la paura perfezionistica, cioè paura di sbagliare, paura del giudizio, autocritica costante.

Nei dati, solo la seconda mostrava un legame medio-forte con l'esaurimento. Il semplice desiderio di migliorare, no. Sono associazioni, non destini, e infatti nell'episodio lo ribadisco. Ma la conseguenza è interessante: a consumarti potrebbe non essere l'ambizione, ma l'idea di non poterti permettere di sbagliare.

Da fuori, le due cose sono quasi identiche. Pensa a due persone che preparano la stessa presentazione. Una controlla, la invia e va a dormire. L'altra resta sveglia a cambiare una parola, un titolo, un dettaglio, non perché serva, ma perché ogni errore possibile sembra una minaccia. Stesso lavoro, tutt'altra storia.

Cristian Lecca con la citazione: Non devi spegnere il tuo fuoco, devi semplicemente smettere di usarlo per bruciarti.

"Sindrome dell'impostore": meno etichetta, più esperienza

Nell'episodio parlo anche di quella che chiamiamo sindrome dell'impostore, e preferisco descriverla come la paura di essere scoperti. Non è una diagnosi e non è un'etichetta da incollarsi addosso. È l'esperienza di avere risultati reali senza riuscire a sentirli propri.

Un dettaglio che spesso si perde: se qualcuno ti dice che "l'80% delle persone ce l'ha", sta semplificando. Una revisione sistematica del 2020 (Bravata e colleghi, 62 studi) ha trovato stime che vanno dal 9 all'82%, a seconda di questionari, soglie e gruppi. Un numero magico non esiste.

Non è solo colpa tua

C'è poi un pezzo che non voglio far passare: non tutto dipende dalla persona. L'OMS ha definito il burnout come una sindrome legata a stress cronico sul lavoro non gestito con successo, e ci sono ambienti che premiano la disponibilità continua e leggono un "no" come mancanza di impegno. Quando questi contesti incontrano chi ha imparato presto che essere utile è il modo più sicuro per sentirsi accettato, il meccanismo si incastra.

Cosa c'è dentro l'episodio

Questo articolo è solo una parte. Nell'episodio trovi anche:

  • il ciclo in cui molte persone restano intrappolate senza accorgersene, e perché il risultato porta sollievo ma non pace;
  • cosa c'è dietro l'essere sempre disponibili, e perché mettere dei confini non è una punizione per gli altri;
  • uno studio controllato con un risultato onesto, che dice cosa può cambiare e cosa no;
  • un esercizio di 10 secondi da provare la prossima volta che senti l'urgenza di fare ancora di più;
  • cosa fare se questa stanchezza dura da tempo.

Dura circa ventuno minuti. Se questo articolo ti ha lasciato anche solo una domanda, forse vale la pena ascoltarlo.

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Le immagini di questo articolo sono state create con l'intelligenza artificiale.

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